Autoritari ma anche disposti al sacrificio, Lauria e soci passano ad Adria spingendo il Delta a -6. Sconfitta anche la nebbia
ADRIA. Messa la firma, disponibile anche la faccia per dire che adesso il Venezia ha il campionato in mano e non lo vincerà solo se deciderà di buttarlo via. Fate pure, mani in tasca per ferro o palpate varie e mettete anche in preventivo che gli addetti ai lavori diranno che il campionato è ancora lungo e può succedere di tutto, frase celebre da 90 in auge dalla serie A all’ultimo torneo amatori. Ma dopo questo 3-1 misto d’autorità-personalità-umiltà, il tris che fotografa la forza di una squadra, sul campo della seconda in classifica, il Venezia con i suoi sei punti di vantaggio butta l’occhio indietro e vede sfumare tutti gli inseguitori. Contorni irreali nella nebbia di questo improvvisamente gelido novembre.
Resistenza. Il Delta Porto Tolle, domiciliato ad Adria, dura un quarto d’ora. Un avvio in pompa magna, con un gran gol del giovane Marangon, rivelazione di inizio campionato diventato celebre per un no detto all’Inter. E poi si spegne. Il Venezia rovescia il risultato in quattro minuti e completa la rimonta al 40’ , giusto per dire che stavolta non ha aspettato il secondo tempo. Aggiungiamo che nei secondi 45’ la partita è saldamente in pugno a Lauria (eccellente) e compagni, non c’è verso che il Delta possa riaprirla, castigato anche dalla severità della regola rigore-espulsione che toglie di mezzo il roccioso Mazzone prima dell’intervallo.
Nebbia. Sicchè nella ripresa ai polesani non resta che sperare in santa nebbia, specialista nel bloccare partite che si mettono male. Visibilità scarsina, diciamolo, ma dentro il regolamento. Non aiutano i fumogeni veneziani (il giudice sportivo stacca un’altra multa e ringrazia) ma si può giocare. Quanto basta per vedere un Venezia padrone. semmai è il Delta che non vede la porta, Amadori lotta da solo contro il freddo.
Quattro gol. La fiera comincia al 6’ e la apre Marangon con diagonale spettacolare che taglia l’area e va dentro sulla sinistra. Qualche riga per un destro di Boscolo Papo e poi ancora Marangon (17’), con Amadori che mette in corner. Poi Venezia. Due gol su calcio di punizione fanno capire che la squadra ha in pugno un’arma importantissima per rovesciare partite equilibrate. Dunque 20’: Lauria di sinistro liftato, Casini la vede tardi e non trattiene, Ciaramitaro è là e la butta dentro. 24’ ancora Lauria, da 30 metri, parabola perfetta, ucciso senza pietà il ragno aggrappato alla sua tela all’incrocio dei pali, Casini, mah, non ci arriva. E poi il rigore al 40’, impatto Mazzone-Oliveira e se dalla tribuna qualche dubbio è legittimo, l’arbitro è più vicino e il filmato alla fine lo rende severo ma non visionario. Partita finita.
Tentativi. Il Delta paga l’uomo in meno ma non riesce a riordinare le idee, se è vero che altre volte anche in dieci si può far risultato. L’obbligo di ridisegnare la difesa toglie qualcosa in mezzo, cala Cavallari e le punte cadono in isolamento. Il Venezia bada a non prendere il gol che riapra la partita, ma gestisce meglio il fiato e si permette di chiudere in attacco. E il 3-1 è limpido.